Di razza

testo di Laura Forti

regia Teo Paoli

con Lavinia Rosso, Silvia Baccianti, Alessandro Mazzoni
e nel ruolo delle guide Laura Forti, Maria Cristina Valentini, Teo Paoli

ambienti sonori Teo Paoli

ANNO DI PRODUZIONE: 2010 realizzato con il contributo della Comunità Ebraica di Firenze, in collaborazione con l’Assessorato alla Pubblica Istruzione di Firenze – Chiavi della Città.

Realizzato in occasione delle manifestazioni del Giorno della Memoria 2010, uno spettacolo itinerante, un percorso guidato all’interno degli spazi del teatro, che prende spunto dal Manifesto della Razza creando un confronto con se stessi e con il presente.

Tema centrale dello spettacolo è la perdita: la perdita della famiglia, della scuola, del lavoro, della vita sociale, della libertà; la perdita persino del diritto di esistere.

Diviso in tre gruppi, il pubblico viene accompagnato dalle attrici - guida nei diversi spazi del teatro dove viene coinvolto nelle diverse situazioni teatrali nel cui dipanarsi vengono via via ricostruite le vicende di una famiglia colpita dalle leggi razziali del '38.

Ogni guida porta l'istanza di un membro della famiglia: il padre, Piero il figlio liceale, e Wanda la figlia; ogni guida dunque propone un punto di vista particolare sull’intera vicenda, e ciascun gruppo di spettatori compie un itinerario alla ricerca di indizi su un personaggio.

Il percorso si articola in tre tappe che ciascun gruppo di spettatori fruisce in ordine diverso: La professoressa che ha allontanato Piero dalla classe e la sua lezione sulla razza; la contadina che ha tenuto nascosto il padre nel pollaio; l'ex fidanzato di Wanda nella sua tipografia. Ogni situazione, fortemente interattiva, coinvolge il pubblico come parte in causa, come soggetto attivo della vicenda, stimolando in tal modo la riflessione sulla responsabilità collettiva nei fenomeni di razzismo e di esclusione sociale.

Nell'ultima sezione, i gruppi riuniti incontreranno alcuni testimoni autentici, nei cui ricordi riecheggeranno le vicende narrate per ricordare a tutti che non di teatro si tratta, ma di tragica verità storica.

 

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