IL PIFFERAIO MAGICO - quando la musica ti rapisce...

Mi ha sempre affascinato la storia del Pifferaio Magico. Forse perché, prima ancora che regista, sono compositore; forse per quel quarto di sangue germanico che vela di ombre il mio immaginario. Fatto sta che mi sono sempre immaginato a camminare fianco a fianco con quei bambini rapiti dal pifferaio, verso un destino ignoto.
 
E poi, mi attirava il fatto che non fosse una fiaba, come Cappuccetto Rosso o Hänsel e Gretel, ma una saga, ispirata cioè a un fatto realmente accaduto.
 
Perché molte cronache riportano che alla fine del tredicesimo secolo nella città di Hameln – nel nord della Germania - sparirono oltre 100 bambini. Nella chiesa cittadina pare esistesse anche una vetrata ispirata all’evento - rappresentava un flautista circondato di bambini vestiti di bianco - oggi andata perduta.
 
Cosa gli accadde? Difficile dirlo; le ipotesi sono tante: un’inondazione? Una frana? Un’epidemia di peste o – coerentemente con il riferimento alla musica – di ballo di San Vito (malattia che colpisce soprattutto i bambini e molto diffusa in epoca medievale).
 
Poi il tempo e la tradizione popolare hanno arricchito e colorito la vicenda – i topi, che vengono aggiunti nel 1500, il bambino zoppo superstite, alcuni tentativi di lieto fine…
 
Ma ciò che mi ha deciso a farne uno spettacolo è l’incontro (avvenuto a onor del vero qualche anno prima) con il bellissimo poemetto di Marina Cvetaeva, “l’Accalappiatopi”. La scrittrice russa ne fa una metafora del conflitto fra la società tradizionale del suo paese e i rivoluzionari di Lenin. I topi diventano i bolscevichi e i mercanti di Hammeln i ricchi borghesi e nobili che tenevano le redini della società zarista.  Lo scrive in rima sciolta, con velata, triste ironia. Il risultato è un capolavoro assoluto.
 
A lei ho “rubato” l’idea di scrivere un testo in rima (il “furto” si limita a questo e il risultato è, temo, assai inferiore…). Ma soprattutto con lei ho condiviso l’idea della musica come liberatrice di emozioni e di sogni. Quei sogni che per i bambini rappresentano un diritto che, spesso, la società, senza avvedersene, gli nega.
 

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