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PROGETTO SCUOLA

proposte per l'anno 2009-10

Scuola d’Infanzia e Primaria
•    Alì Babà e i 40 ladroni spettacolo di animazione
 
•   
la scatola magica spettacolo di animazione 

•    apriamo la scatola magica laboratorio di approfondimento

•    festa finale con presentazione degli elaborati


Scuola Secondaria I° grado

•    la memoria ci ri-guarda  percorso guidato interattivo sul tema delle persecuzioni raziali
(inserito per l'anno 2009-10 in "CHIAVI DELLA CITTA'" Comune di Firenze)

Scuola Secondaria I° grado
e Secondaria II° grado


Giorno della Memoria: percorso Vittime e persecutori

•    
la memoria ci ri-guarda  spettacolo sulla persecuzione ebraica in Italia


Festa della Liberazione: percorso Guerra - ieri e oggi

•    l’Arno scorre a Firenze  spettacolo sulla Liberazione di Firenze

•    cartoline dal fronte laboratorio sul tema della nostra percezione della guerra

•    l’ultima generazione  spettacolo sull'eredità del '68

•    festa finale e presentazione delle performance elaborate dagli studenti


costi
Laboratori materna ed elementare (tre interventi da un’ora, più compendi didattici) - € 150,00

Laboratori elementare - 2° ciclo e media inferiore  (tre interventi da un’ora e mezzo, più compendi didattici) - € 225,00

Laboratori istituti superiori  (tre interventi da due ore, più compendi didattici) - € 300,00
informazioni e contattiorganizzazione
FIBRARTE  numero verde 800 911 951 fax 055 78 40 42
info@centraledellarte.it
silviabaccianti@binario16teatro.it

organizzazione - Simona Zinno
referente al progetto scuola - Silvia Baccianti 339 3477785


la scatola magica
scuola dell’infanzia  e  primaria


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lo spettacolo

Walter è un vecchio macchinista miope che vive tutto solo in un teatro ormai chiuso. Sono anni che non si sentono le voci e gli applausi dei bambini che un tempo affollavano la sala, tutto è coperto di polvere e probabilmente gli ingranaggi che un tempo Walter era addetto ad azionare si sono arrugginiti. Walter però non è proprio solo perché con lui vive, come in ogni teatro che si rispetti, un vecchio fantasma che vorrebbe essere terrorizzante ma non sa chi spaventare. Poi c’è una luce magica che lo segue ovunque e lo aiuta a orientarsi negli angoli più bui, dove lui rischierebbe di inciampare visto che si perde sempre gli occhiali. Ma per quanto volenterosa la luce non parla e forse neanche ascolta perché a volte Walter la sorprende a spegnersi proprio sul più bello di uno dei suoi racconti. Per fortuna ci sono i topini, e con loro può lasciarsi andare ai ricordi. Racconta di quando il teatro era aperto e pieno di bambini, prima che una terribile strega li cacciasse via per trasformare il teatro in un centro commerciale; racconta di come lui stesso l’aveva scacciata e si era chiuso dentro per non farla tornare; racconta del maleficio lanciato dalla strega a causa del quale allo scadere del decimo anno in cui nessun bambino avesse messo piede in teatro, lei avrebbe trionfato mettendo in atto il suo proposito.
E, ahimé quel giorno è vicino, la stregaccia passa spesso a prendere misure, far progetti su dove metterà i carrelli e le casse, il banco del pesce e quello dei surgelati. Eppure forse… forse una speranza c’è ancora, e se Walter ritrovasse gli occhiali vedrebbe che oggi ad ascoltarlo non ci sono solo topini…

Una fiaba sulla magia del teatro in cui la magia funziona davvero, trasformando i ricordi di Walter in un qui e ora continuamente cangiante fatto di immagini, luci e musica. Perché durante il racconto il teatro si anima: teli che calano, sipari, proiezioni, il tutto manovrato a vista, in modo che i bambini siano resi partecipi del funzionamento della macchina teatrale, del meccanismo che accende la magia del teatro.

Obiettivi didattici

Il teatro è una “macchina” che racchiude in se molti strumenti comunicativi e di suggestione; l’obiettivo dello spettacolo è quello di “svelare” al bambino i meccanismi di questa macchina, portandolo da un lato ad osservare con occhi nuovi ciò che avviene sul palcoscenico e dall’altro suggerendogli nuove forme espressive e comunicative su cui misurare la propria creatività
  • l’azione dell’attore che con la sua viva voce e la presenza scenica crea un rapporto immediato e profondo con il pubblico;
  • la scena che suggerisce luoghi e ambienti spesso utilizzando elementi semplici come teli e legni
  • la “macchineria” attraverso cui gli elementi della scena vengono fatti muovere e prendono vita
  • la luce che colora emotivamente scena e attori
  • la musica che accompagna, anticipa e scandisce l’incedere dell’azione.

Modalità e Tempi

Lo spettacolo verrà rappresentato al Teatro Affratellamento in matineè in una serie di date ancora da stabilire, nel periodo febbraio-marzo 2008.  Si prevede una doppia replica per ciascuna giornata: la prima alle 10.00, la seconda alle 11.30.


apriamo la scatola magica


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il laboratorio

Abbinato allo spettacolo la scatola magica proponiamo un piccolo laboratorio facoltativo di tre incontri per approfondire la conoscenza degli strumenti del teatro:
  • gli oggetti scenici
  • la luce e il suono
  • i personaggi
Ciascun elemento costituirà il tema di lavoro di un incontro, fornirà gli spunti per una serie di giochi di sperimentazione, di invenzione e di espressività. Attraverso l’utilizzo di semplici oggetti portati dall’operatore, i bambini proveranno a “giocare” con la macchina teatrale, sperimentandone le potenzialità emotive ed espressive.
Linea guida del percorso didattico sarà l'approccio creativo ai mezzi teatrali: l'espressività mimica del corpo e della voce, il travestimento, l’azione di gruppo, la creazione dello spazio scenico attraverso semplici mezzi come tesuti, carta, etc., l’uso della luce e del suono come creatori di suggestione emotiva.

Il percorso laboratoriale si differenzierà nei contenuti e nell'approccio metodologico secondo le diverse età dei bambini.

Metodologia

Il percorso didattico è affrontato a partire dallo spettacolo la scatola magica che fornisce gli spunti da elaborare in una serie di giochi di percezione, movimento e imitazione, creazione di sonorità collettive, caratterizzazione dei personaggi e degli ambienti, alla scoperta dei mezzi propri del teatro come veicoli di conoscenza e rielaborazione creativa della realtà del bambino.
Un percorso che coinvolge il bambino sotto vari aspetti: la scoperta sensoriale, l’uso espressivo del corpo, la ricerca di modalità espressive atte a rappresentare i vari aspetti del racconto, l’uso creativo della luce, del suono e dei materiali: plastica, carta, legno.

Finalità

L’espressività libera e spontanea è un modo di comunicazione primario per i bambini, perciò affermarla come linguaggio, imparare a gestirla e ad articolarla, significa maturare la capacità di espressione vocale e verbale, l'uso coordinato della gestualità corporea; significa maturare un migliore equilibrio nel rapportarsi agli altri, e soprattutto significa incoraggiare nei bambini l’iniziativa, le capacità critica e autocritica acquisendo al contempo i primi elementi dell’espressione teatrale.

Obiettivi specifici
  • Utilizzo della luce come veicolo di comunicazione di emozioni
  • Utilizzo creativo di semplici elementi per ricreare ambienti emotivamente significativi;
  • Utilizzo delle potenzialità espressive del corpo e della voce;
  • Sviluppo della creatività e della sensibilità individuale e collettiva;
  • Sviluppo della capacità di ascolto e di relazione creativa con il gruppo;
Modalità

I laboratori interessano i gruppi classe e si svolgono a scuola in orario da concordare con gli insegnanti; i tre incontri avranno cadenza settimanale e durata di un'ora e mezza (un’ora per la scuola materna).


bulli si nasce?
scuola primaria e secondaria I° g.


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Bullismo, gallismo, nonnismo – volti diversi di uno stesso fenomeno: quando il sentimento di appartenenza a un gruppo, così necessario in età adolescenziale, si trasforma in ideologia del branco.
Il bullismo
è un fenomeno in cui si innescano le dinamiche vittima e persecutore, emarginato e branco e che rischia di creare danni psicologici ed emotivi profondi e permanenti in chi ne diviene oggetto. E’ un fenomeno in crescita nelle scuole italiane, soprattutto elementari e medie; quasi quotidianamente tv e giornali danno notizia di episodi di questo tipo. Un fenomeno che trova un inaspettato alleato nelle nuove tecnologie della comunicazione: videofonini, chat e blog su internet che alimentano quel meccanismo di emulazione di cui “si nutrono” i comportamenti di massa giovanili.

Lo spettacolo

Il punto di partenza è un fatto di cronaca. Un episodio di bullismo tra compagni di scuola.
Un conduttore – narratore lo racconta enunciandone il susseguirsi degli eventi in maniera neutra ed essenziale. Ma il fatto di per sé è una scatola vuota perché la realtà vive nell’interpretazione che ognuno ne dà in base alla propria indole, sensibilità e cultura.

E qui entra in gioco il teatro, per sua natura generatore di partecipazione e pathos, strumento critico per eccellenza. Come erano vestiti i protagonisti? Come parlavano? Di che censo, di che ceto sociale sono? E i loro interessi? I loro sogni? Le loro debolezze? Di solito questa interpretazione è il lavoro del drammaturgo e poi del regista, ma questa volta a creare questa regia saranno i giovani spettatori, assumendosi il compito di definire insieme la chiave di lettura: tutto quello che c’è sono poche battute di un dialogo essenziale. Il resto, che poi è la sostanza emotiva, va creato, costruito passo passo grazie all’utilizzo di tutta la complessa macchina teatrale, a partire dal dare agli attori quelle indicazioni necessarie a costruire il personaggio, definendo poi il luogo dell’azione, gli eventuali personaggi di contorno, l’atmosfera emotiva della scena attraverso musica e luci, fino a giungere ad una messa in scena completa.

I ragazzi verranno chiamati in causa attivamente dal conduttore che li inviterà ad esprimere il loro parere utilizzando di volta in volta diversi meccanismi di sondaggio: dalla semplice alzata di mano, alla paletta colorata, all’intervista individuale, e perché no, tramite SMS. Saranno così invitati a riflettere sull’episodio, ma soprattutto su loro stessi e sul rapporto che, a livello individuale e di gruppo, hanno con il fenomeno.

Obiettivi didattici

Il teatro può divenire per i ragazzi luogo di confronto, di discussione ed elaborazione; dove possano sentirsi spettatori attivi rispetto alle notizie che spesso "subiscono" nell’interpretazione dei media.
In questo senso Bulli si nasce? si pone i seguenti obiettivi didattici:
  • Stimolare la presa di posizione individuale e collettiva sul tema
  • Incentivare, attraverso il meccanismo di gioco la capacità di esprimere sentimenti e opinioni
  • Riflettere sull’omologazione al gruppo e sugli stereotipi di genere
bulli si nasce? è anche una riflessione sulla funzione del teatro:
è attraverso la macchina teatrale nel suo complesso, (dagli attori in poi), che le scelte dei ragazzi danno vita alla storia, la caricano di significato. E’ attraverso la macchina teatrale che si innesca una partecipazione emotiva, una riflessione sul tema del bullismo profonda e critica in quanto nata dall’identificazione con i personaggi della vicenda; dall’aver riempito di colore, di significato emotivo una storia presentata come mero fatto di cronaca.

Modalità

Lo spettacolo verrà rappresentato al Teatro Affratellamento in matineè in una serie di date ancora da stabilire, nei mesi di marzo - aprile 2008.  L’inizio degli spettacoli si prevede intorno alle 10.00.
bulli e pupe


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il laboratorio

Abbinato allo spettacolo bulli si nasce? proponiamo un piccolo laboratorio facoltativo di tre incontri per approfondire la riflessione sul tema del bullismo e sulle sue implicazioni:

Il laboratorio, prendendo spunto dalle suggestioni dello spettacolo, sarà dedicato all’elaborazione drammaturgica e teatrale del tema e mirerà alla costruzione da parte degli studenti, di piccoli testi da mettere in scena. I conduttori proporranno un percorso di discussione, analisi e scrittura fornendo ai ragazzi e agli insegnanti gli strumenti per realizzare una scrittura scenica. Saranno poi suggerite agli insegnanti alcune linee guida per sviluppare il lavoro in classe.

Schema del percorso
  • Io e la classe: come mi vedo? come mi vedono? come mi rappresento? Esercizi di relazione per far emergere il rapporto del singolo con il gruppo;
  • “Sono un bullo?”: gli stereotipi del bullismo e dei rapporti adolescenziali di genere, visti attraverso gli occhi dei ragazzi.
  • Dall’improvvisazione al testo: drammatizzazione e realizzazione di piccole tracce di testo, nate dalle interpretazioni dei ragazzi emerse attraverso il lavoro di improvvisazione.
Finalità e obiettivi

Il laboratorio si propone di fornire agli studenti, attraverso il gioco della scrittura teatrale, gli strumenti per approfondire le cause di un tema così difficile e delicato, cercando di mettere a nudo fragilità e durezze che animano i ragazzi durante l'adolescenza, senza voler fornire facili soluzioni  al problema.
In questo senso il mezzo teatrale rappresenta un valido strumento di approccio poiché attraverso il gioco di trasposizione sul personaggio è possibile far emergere sentimenti e punti di vista che nel quotidiano stentano ad emergere.
  • Riflettere sugli stereotipi di genere
  • Elaborare il proprio punto di vista e quello collettivo del gruppo classe
  • Incentivare la comunicazione interpersonale e la trasmissione di sentimenti nel gruppo
  • Stimolare la rielaborazione attraverso la scrittura
Modalità

I laboratori interessano i gruppi classe e si svolgono a scuola in orario da concordare con gli insegnanti; i tre incontri avranno cadenza settimanale e durata di due ore.

dimmi
una storia mai scritta

scuola secondaria II° g.

vedi
SCHEDA SPETTACOLO


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lo spettacolo

DIMMI - una storia mai scritta è stato prodotto nel gennaio 2003 in collaborazione con l'Assessorato alla Pubblica Istruzione di Firenze e con l’European Association for the Jewish Culture di Londra, in occasione della Giornata della Memoria della Shoah.

Lo spettacolo è tratto dall'omonimo racconto di Laura Forti, vincitore del primo premio nell'edizione 2003 del concorso Le Storie del Novecento indetto dall'ISRAL (Istituto storico della resistenza di Alessandria).

Il testo ricostruisce la storia della madre dell'autrice, che come molti ebrei italiani ha presentato richiesta di risarcimento allo Stato per i danni fisici e morali subiti durante le persecuzioni razziali, in base alla legge Terracini del 1955: una legge simbolica, creata da Umberto Terracini a sottolineare l'impegno del popolo italiano a riconoscere le violenze e i soprusi subiti dai perseguitati politici e razziali e a "risarcire" con un gesto concreto le vittime.

Oltre cinquecento discriminati ebrei hanno presentato domanda ma solo negli ultimi due anni le richieste hanno cominciato ad essere accolte; per quasi 50 anni le pratiche sono rimaste chiuse in attesa di istruttoria o sono state respinte per "rischio di grave danno erariale": la violenza "morale" veniva svalutata, sminuita se non derisa e gli ex perseguitati attraversavano un calvario burocratico fatto di continui rinvii, richieste di fornire documenti e prove delle sevizie avvenute; cavilli legali che umiliano la sofferenza e la rinnovano.

DIMMI - una storia mai scritta è un ricorso alla domanda respinta della madre dell’autrice. Un ricorso teatrale, che contrappone alla freddezza burocratica le storie dei protagonisti, le loro speranze deluse, le loro privazioni e umiliazioni: sarà il pubblico a giudicare se le sofferenze sono state tali o no; gli spettatori diventeranno per una sera lo "Stato Italiano".

Lo spettacolo traccia un percorso identitario di ricostruzione della casa d'infanzia della madre, nel quale fili conduttori sono i personaggi femminili. La bisnonna Aida, ebrea uscita dal ghetto, appassionata di Giuseppe Verdi, simbolo della sognata integrazione con gli italiani, la nonna Chaja, un'ebrea ashkenazita, proveniente dalla Polonia dalla quale la famiglia paterna è fuggita per i terribili pogrom e infine la Madre bambina, vittima delle persecuzioni razziali, partigiano nella macchia grossetana durante l'adolescenza, costretta a rinunciare troppo presto all'infanzia e a rimangiarsi il dolore.

Modalità

Lo spettacolo verrà rappresentato al Teatro Affratellamento in matineè in una serie di date ancora da stabilire, intorno al 27 gennaio 2008.  L’inizio degli spettacoli si prevede intorno alle 10.00.
quando stavamo peggio...


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il laboratorio

La nostra storia recente è piena di dittatori: Hitler, Mussolini, Franco, Pinochet, Stalin, Ciausesku, Milosevich, Saddam Hussein, e tanti altri. Personaggi che hanno influenzato la nostra storia e che continuano ad essere tristemente popolari anche da morti (basti pensare al fiorire di siti web inneggianti al nazismo e al fascismo che si possono trovare su internet, le scritte sui muri o i cori negli stadi che ancora oggi li chiamano in causa).
Sembra che i dittatori del passato continuino ad esercitare un certo fascino morboso, un interesse inquietante sulle giovani generazioni, fino a diventare personaggi leggendari, estrapolati da qualsiasi contesto storico e politico, icone di un generico potere, angeli del male da film horror.
Ma cosa si cela dietro questo interesse? Quali sono le caratteristiche di un dittatore? E cosa produce la dittatura? Che cosa vuol dire perdere la libertà? Quali sono gli effetti della dittatura su una civiltà?
Da Orwell a Fahreneit, da Chaplin alle moderne trasposizioni cinematografiche su Hitler, il dittatore ricopre un ruolo importante nell’immaginario della nostra cultura. Tiranno sanguinario del passato, scienziato folle, padre padrone, accattivante seduttore, freddo calcolatore è un personaggio dalle molte facce sul quale proiettiamo paure,  sentimenti e il nostro personale concetto di “potere”.

Il percorso vuole lavorare sull’immaginario che ognuno ha della dittatura e operare un confronto tra noi e il personaggio del dittatore, tra il nostro concetto di democrazia e cosa succederebbe se la perdessimo.
Un viaggio non ideologico e non retorico che parta dal confronto tra i ragazzi e che si misuri sul loro quotidiano e sullo scambio di esperienze attinte dal loro bagaglio esistenziale: che cosa significa accettare supinamente l’idea che qualcuno decida per te? Perché è necessario chiedersi sempre il perché delle cose? Qual è il rischio di essere passivi?

La classe sarà sollecitata in tre incontri a misurarsi sul tema della dittatura attraverso l’utilizzo di tecniche teatrali, di esercizi di training, di piccole improvvisazioni. Il corpo, la voce e la relazione di gruppo saranno i principali strumenti di lavoro in un processo in cui istintualità, relazione e riflessione si alterneranno senza soluzione di continuità.

Ogni incontro darà spunto all’insegnante per una successiva rielaborazione. A conclusione del laboratorio i ragazzi saranno invitati a proseguire percorso di ricerca e riflessione in direzione della creazione di un elaborato finale, uno scritto, una breve performance o un elaborato grafico, da presentare nella festa conclusiva “teatro aperto”.

Obiettivi didattici
  • creare un collegamento fra la riflessione sviluppata nello spettacolo e la programmazione didattica, attraverso la rielaborazione personale della somma dei bagagli di conoscenze;
  • stimolare la riflessione sul rapporto fra libertà personale e potere dello Stato, al fine di sviluppare una coscienza critica rivolta al passato ma anche alle congiunture presenti;
  • allargare la conoscenza e la cultura dei ragazzi attraverso l’incontro con molteplici espressioni artistiche, teatrali e letterarie fortemente connesse al tema della dittatura e della libertà, attraverso piccoli “assaggi” che invitino ad una fruizione successiva.
  • stimolare nei ragazzi una selezione più attenta e critica delle notizie che giungono loro attraverso i media e una elaborazione personale della storia del nostro paese;
  • stimolare l’interesse nei confronti di una tragedia come quella della Shoah, che ha visto i due dittatori Hitler e Mussolina autentici protagonisti;
  • stimolare la riflessione sulle responsabilità italiane nella deportazione e sterminio degli ebrei, mostrando come i presupposti teorici di Nazismo e Fascismo fossero, in questo caso, analoghi
Modalità

I laboratori, strutturati in tre incontri, si svolgono a scuola in orario da concordare con gli insegnanti; gli incontri avranno cadenza settimanale e durata di due ore ciascuno.

l’Arno scorre a Firenze
scuola secondaria II° g.

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SCHEDA SPETTACOLO


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lo spettacolo

Lo spettacolo, realizzato in collaborazione con Regione Toscana, Comune di Firenze, Circolo Vie Nuove, Arci Firenze ha debuttato nel 2004 nell’ambito delle celebrazioni del Sessantesimo Anniversario della Liberazione.

L’Arno scorre a Firenze racconta la progressiva presa di coscienza di una città delle terribili responsabilità del regime fascista, del baratro in cui la guerra ha sprofondato il paese. Racconta il  risvegliarsi di una coscienza civile e democratica spenta da vent’anni di dittatura. E lo fa attraverso un doppio piano narrativo che alterna il racconto dei fatti storici a quello della finzione teatrale con la vicenda di quattro donne, ognuna rappresentativa di una diversa realtà sociale, che si trovano coinvolte nella guerra di Liberazione. Attraverso questi piccoli drammi personali emerge un doloroso processo verso la consapevolezza, fatto di scelte drammatiche, di rinunce, di coraggio.


Le attrici si alternano continuamente nel ruolo di narratori e di personaggi, che prendono via via corpo da un gioco di invenzione teatrale: la moglie del gerarca fascista, Signora Fanfani, la Robertina, ragazza di campagna che si troverà sempre più coinvolta nella lotta partigiana, Valeria, operaia dalla coscienza già solidamente e formata e la bottegaia Carla, che si troverà di fronte a una scielta cruciale.


L’Arno scorre a Firenze propone una riflessione sull’origine sociale ed emotiva della nostra Repubblica e della nostra Costituzione, sulle diverse anime che si unirono nella lotta e che hanno poi dato vita all’Italia repubblicana: uno spettacolo per non dimenticare, per confrontarsi con questa memoria a sessant'anni da quei tragici giorni.


Il linguaggio dello spettacolo è molto vario ed articolato, con un ritmo sostenuto, la presenza di canzoni, azioni coreografiche, etc., per trovare una chiave attuale per parlare di eventi che ai giovani cominciano ad apparire sbiaditi dal tempo, ma che invece rappresentano la chiave di volta su cui è costruita la nostra democrazia.

Riteniamo che L’ARNO SCORRE A FIRENZE possa rappresentare una valida occasione per accendere negli studenti una riflessione personale ed emotiva, necessaria per  stimolare in loro il desiderio di conoscere  e di documentarsi sull’origine stessa della Repubblica Italiana.

Modalità

Lo spettacolo verrà rappresentato al Teatro Affratellamento in matineè in una serie di date ancora da stabilire, intorno al 25 aprile 2008.  L’inizio degli spettacoli si prevede intorno alle 10.00.
cartoline dal fronte


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il laboratorio

Che rapporto hanno le giovani generazioni con la guerra? Per la maggioranza dei giovani italiani non è mai stata sfiorata, se non come ricordo di parenti o memoria libresca; per tanti giovani nel mondo rappresenta invece la tragica quotidianità di ogni giorno.
La guerra arriva a noi attraverso immagini:  immagini televisive di pirotecnici attacchi aerei notturni e di uomini-bomba, foto di palazzi sventrati di cui è difficile immaginare la normale esistenza precedente, ricostruzioni di attentati terroristici che rischiano di appiattire in uno stereotipo virtuale da film d’azione le vicende umane e personali di chi la guerra la vive in prima persona.
Sotto la parola “guerra” ci sono però realtà che vanno ben aldilà della banale generalizzazione: ci sono intere popolazioni decimate, c’è paura, futuro spezzato, odio dell’uomo contro l’uomo; sotto l’immagine valorosa del soldato, dell’eroico combattente si celano omicidi, violenze, indicibili sofferenze, mentre il “fragore della battaglia” occulta le grida dei civili, le lacrime per i morti, i campi profughi, le sevizie ai prigionieri, la fame.
Eppure la guerra rappresenta fin dagli albori della civiltà uno degli argomenti più sfruttati ed esaltati  dalla letteratura. A partire dall’Iliade, per migliaia di anni, fino ai moderni film e romanzi bellici, eroi, cavalieri, tamburini, assedi e carneficine hanno trovato un posto d’onore nella nostra cultura e nel nostro immaginario.

Il laboratorio cartoline dal fronte rappresenta un’occasione per confrontare quotidianità e passato, cronaca e storia; un modo inconsueto per guardarsi intorno, per stimolare la voglia di aprire un giornale e per scoprire la modernità di autori e libri distanti da noi secoli e millenni.

Attraverso riflessioni, semplici esercizi di training, piccole esperienze di improvvisazione teatrale e di scrittura, ogni partecipante cercherà di elaborare la propria interpretazione nei confronti dei temi presentati, dapprima cercando in sé le ragioni della propria adesione e poi sviluppando il rapporto con gli altri. L’elaborato finale degli incontri sarà un “canovaccio” che rappresenti la traccia per la successiva elaborazione di un racconto collettivo, un testo poetico, un testo o una messinscena teatrale.

Argomenti trattati
  • il mito della guerra  dal mito e tragedia greci ai quotidiani di oggi
  • l’eroe soldato  la figura del giovane soldato nell’immaginario di ieri e di oggi
  • civili in guerra unica arma, la vendetta - come cambia la guerra?
  • ragazzi in guerra storie, testimonianze, reportages di quotidiani orrori.
  • e noi? qual’è il nostro ruolo davanti alla guerra? Cosa possiamo fare?
Obiettivi didattici
  • creare, sul tema della guerra, un collegamento fra lo studio scolastico della storia e della letteratura e la cronaca quotidiana, stimolando nei ragazzi la percezione dei parallelismi, delle similitudini, e aiutandoli a comprendere l’utilità del bagaglio culturale come strumento per meglio comprendere il mondo in cui vivono.
  • allargare la conoscenza e la cultura dei ragazzi attraverso l’incontro con molteplici espressioni artistiche, teatrali e letterarie fortemente connesse al tema bellico, attraverso piccoli “assaggi” che invitino ad una fruizione successiva.
  • stimolare nei ragazzi una selezione più attenta e critica delle notizie che giungono loro attraverso i media.
  • stimolare la curiosità e l’interesse nei confronti delle guerre che avvengono nel mondo (spesso in luoghi molto vicini a noi), ponendo particolare attenzione sui piccoli aspetti umani e quotidiani, in modo da sviluppare un punto di vista autonomo.
Modalità

I laboratori, strutturati in tre incontri, si svolgono a scuola in orario da concordare con gli insegnanti; gli incontri avranno cadenza settimanale e durata di due ore ciascuno

teatro aperto


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la festa finale


Nel mese di maggio 2008 i percorsi didattici avranno il loro momento conclusivo in una festa: una tre giorni di “occupazione” del teatro da parte delle scuole. Esposizione degli elaborati dei bambini e degli studenti, micro performances, momenti di incontro, animazioni, proiezioni delle riprese video realizzate durante i percorsi di laboratorio, occasioni di scambio tra le scuole.

Una tre giorni per dare visibilità alle elaborazioni didattiche emerse dai percorsi laboratoriali e dalle elaborazioni degli insegnanti con le classi.

Ogni giornata sarà dedicata ad una fascia scolastica:
  • primo giorno scuola dell’infanzia ed elementare
  • secondo giorno secondo ciclo elementare e media inferiore
  • terzo giorno istituti superiori
Gli eventi performativi presentati dalle singole classi partecipanti al progetto, saranno distribuiti nell’arco dell’intera giornata in modo da garantire visibilità a tutti i partecipanti, e da consentire un grande afflusso di pubblico costituto non solo dagli studenti e dagli insegnanti ma anche dalle famiglie.

ultim’ora

Un’ipotesi che stiamo verificando è il coinvolgimento di una casa editrice (cartacea o elettronica) per la pubblicazione degli elaborati degli studenti (dai disegni ai testi).