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L'ARNO SCORRE A FIRENZE vedi il video promo dello spettacolo |
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spettacolo
realizzato con il contributo del Comune di Firenze e della Regione
Toscana nell’ambito delle celebrazioni del Sessantesimo
Anniversario della Liberazione
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| "Dal
profondo ci chiamano le voci di coloro che hanno combattuto per la
nostra libertà; le voci di coloro che hanno avuto il coraggio, e
le voci di coloro che il coraggio non lʼhanno avuto, e forse ancora ne
sentono la vergogna. Ci chiamano le voci alla nostra responsabilità. Perchè questa libertà, questa democrazia che ci hanno regalato con il sangue e con il dolore è come un bambino che va nutrito, va accudito, va amato, ogni giorno, in ogni momento, da ognuno di noi.” La battaglia di Firenze è stato uno dei momenti più significativi nella storia della Resistenza italiana. Dopo la Liberazione di Roma, avvenuta quasi esclusivamente ad opera delle truppe anglo-americane, Firenze si trovò ad essere nel centro del mirino: il Comitato di Liberazione Nazionale doveva dimostrare di essere in grado di prendere parte attivamente alla guerra di liberazione; dallʼaltra parte i tedeschi volevano rallentare lʼavanzata degli alleati, tenendo in ostaggio la città. E in mezzo ai contendenti, gli abitanti che, dopo aver tenuto per tutto il conflitto una posizione di tiepida e disincantata adesione al fascismo, sicuri che la celebrità internazionale della città le avrebbe risparmiato gli orrori della guerra, si trovarono di fronte ad un brusco e amaro risveglio e alla necessità di prendere una posizione. E la posizione fu presa. I cittadini aderirono in massa alla crescente protesta popolare contro il fascismo, le brigate partigiane intorno a Firenze rappresentarono il primo nucleo importante dellʼesercito di liberazione nazionale e Firenze fu la prima città a liberarsi da sola con le proprie forze, anticipando, seppure di poche ore, lʼarrivo degli Alleati. L'Arno scorre a Firenze racconta la progressiva presa di coscienza di una città delle terribili responsabilità del regime fascista, del baratro in cui la guerra ha sprofondato il paese. Racconta il risvegliarsi di una coscienza civile e democratica spenta da vent’anni di dittatura. E lo fa attraverso un doppio piano narrativo che alterna il racconto dei fatti storici a quello della finzione teatrale con la vicenda di quattro donne, ognuna rappresentativa di una diversa realtà sociale, che si trovano coinvolte nella guerra di Liberazione. Attraverso questi piccoli drammi personali emerge un doloroso processo verso la consapevolezza, fatto di scelte drammatiche, di rinunce, di coraggio. Lo spettacolo racconta la vicenda di Firenze come metafora dellʼintero fenomeno della Resistenza in Italia e propone una riflessione sullʼorigine sociale ed emotiva della nostra Repubblica e della nostra Costituzione, sulle diverse anime che si unirono nella lotta e che hanno poi dato vita allʼItalia repubblicana. In scena quattro donne perchè la seconda guerra mondiale segnò un passaggio cruciale per lʼemancipazione femminile: con la permanenza degli uomini al fronte le donne si trovarono a prendere parte attiva alla realtà sociale e lavorativa e in molti casi anche politica e di lotta. La vicenda è narrata attraverso un continuo scambio di piani narrativi e di linguaggi a rappresentare, come in un caleidoscopio, la complessità e varietà degli eventi, dei problemi, delle implicazioni emotive di quel terribile momento storico: la narrazione degli eventi si dispiega in un continuo materializzarsi di personaggi, micro situazioni, spesso create attraverso il gioco ritmico e attraverso una forte interazione con la musica, elemento portante delle istanze emotive. Le attrici si alternano continuamente nel ruolo di narratori e di personaggi, che prendono via via corpo da un gioco di invenzione teatrale: la moglie del gerarca fascista, Signora Fanfani, la Robertina, ragazza di campagna che si troverà sempre più coinvolta nella lotta partigiana, Valeria, operaia dalla coscienza già solidamente e formata e la bottegaia Carla, che si troverà di fronte a una scelta cruciale. Uno spettacolo per non dimenticare; per confrontarsi con questa memoria a sessant'anni da quei tragici giorni. Perché da quei momenti, da quelle scelte, da quella lotta nasce la nostra Italia contemporanea. |
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