
| | Dopo
la laurea in Lettere Moderne in Storia dello spettacolo (110 e lode) e
tre anni di Accademia Nazionale d'Arte Drammatica "Silvio d'Amico" a
Roma, dove ho studiato come attrice, inizio a scrivere per il teatro. Ho
vinto il Premio Betti nel 2001 con Pesach/Passaggio, pubblicato da
Bulzoni, sono stata finalista due volte al Premio Enrico Maria Salerno,
ho vinto il concorso le Storie del Novecento con il racconto "Dimmi"
pubblicato da Moby Dick e il Premio Festival Castello di
Serravalle con il monologo "Nema problema".
I miei testi sono stati tutti pubblicati dalla rivista "Sipario" con la quale collaboro stabilmente. E'
tuttavia all'estero che ho trovato un canale di lavoro più
continuativo e gratificante. Grazie alla mia agenzia "Kaiserverlag" di
Vienna e ad una pubblicazione sulla storica rivista berlinese "Theater
der Zeit" ho lavorato con importanti teatri tedeschi come il Theater
Lubeck dove sono stata più volte rappresentata, lo Junges
Theater di Gottingen, il Teatro di Luxembourg, il prestigioso
Schauspielhaus di Zurigo e molti altri ancora. Contemporaneamente in
Francia un mio testo "Pesach" è stato tradotto grazie alla
Fondazione Antoine Vitez e prodotto a Parigi dal Theatre de la Ville
con la regia di Lukas Hemleb con ottime recensioni. Attualmente sono in
trattative con la casa editrice Actes Sud per pubblicare Pesach e Nema
problema, un monologo sulla guerra serbo-croata (uscita prevista per il
prossimo autunno). Collaboro con la casa editrice Einaudi, per la
quale ho tradotto dall'inglese due opere del drammaturgo George Tabori:
"I Cannibali" (che ho anche realizzato come regista al teatro
Metastasio di Prato nel 2002) e "Mein Kampf", scrivendo anche la
prefazione a entrambe le edizioni. Per "Stampa Alternativa" ho
pubblicato nel 2001 "Joseph Pinetti, Divertimenti fisici. Storia di un
Mago nel XVIII secolo" dove ho ricostruito la vita dell'illusionista
Pinetti e ho tradotto dal francese il suo manuale di giochi. Il libro
ha avuto buone recensioni (ne ricordo una molto carina di Stefano
Bartezzaghi sul Venerdì di Repubblica). .
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| | Lukas
Hemleb, regista di casa nei maggiori teatri europei, ha definito
così Laura Forti in un’intervista a L’Express di
Parigi (1.11.2004) “Ho scoperto Laura Forti tre anni fa. Il
suo modo di scrivere e le sue tematiche mi hanno affascinato
subito. Una scrittura emancipata, che si è sbarazzata di
stilemi ormai diventati repertorio di routine in un gran numero di
autori contemporanei, in fatto di codici e rottura di codici, di
decostruzione e di ricostruzione. Questa autenticità,
così rara oggi, mi ha subito affascinato”. La scheda
stampa del Theatre de la Ville la presenta come “dotata di
umorismo, di una vitalità truculenta, di curiosità
e simpatia nei confronti dei suoi personaggi, come del suo
prossimo”. La rivista Arche (novembre-dicembre 2004)
definisce la sua drammaturgia “chiara e forte, con
personaggi che si esprimono con spontaneità”.
Flavia Foradini, Sipario
Il malato immaginario Il
nuovo dramma di Laura Forti parla di figli che si emancipano dai propri
genitori: parla del confrontarsi con la morte, della paura dei
sopravvissuti (…) Forti trasporta i sentimenti dei suoi
personaggi dal tragico al comico, talvolta persino all’assurdo in
modo assolutamente credibile (…) Ottimo il cast, soprattutto
Horst Westphal, il Padre, che si muove in maniera impressionante fra la
ribellione nei confronti della morte, il paternalismo arrogante,
l’illusione, la condanna finale inflittagli dal proprio destino
– sempre con la voce troppo alta di chi non vuole ascoltare
(…)
Lübecker Nachrichten
La Perdita della Famiglia “senza
pietà, la morte è insopportabile”. Il dramma di
Laura Forti, presentato al Kammerspiele con ottima risposta del
pubblico, gira intorno a questa frase… Laura Forti affronta il
tema della morte e del dolore da diversi punti di vista. Lo fa dal
punto di vista di un’italiana, che constata la fine della
famiglia (…) e lo fa con un’eloquenza molto meridionale,
dove le persone combattono con le parole, e le emozioni e le
sensibilità si riversano nel linguaggio. E’ un teatro
pieno di ogni sfaccettatura, dove convivono il tragico, il comico
(…)
Lübecker Stadtzeitung
Au
théâtre des Abbesses, Lukas Hemleb met en scène
avec rigueur "pessah / Passage", une tragi-comédie
politico-familiale de Laura Forti, à l'humour ravageur et lucide. Jeu
de massacre autour d'un gâteau et d'un chandelier à sept
branches. Une mère, son fils, ses deux filles, réunis
pour fêter...pour fêter quoi, d'ailleurs? L'anniversaire du
petit-fils, Nino, ou pestas, la Pâque juive? Sur le vieux
thème du repas de famille qui tourne au jeu de massacre,
l'italienne Laura Forti a écrit une pièce remarquable,
qui interroge avec une lucidité radicale et un humour ravageur
les mécaniques en folie de la transmission et de
l'identité dans le monde d'aujourd'hui - monde qui, soixante ans
après, continue de souffrir, au plus intime comme au plus
collectif de lui-même, de l'extermination des juifs pendant la
seconde guerre mondiale.
Patrick Sourd, Le Monde samedi 20 novembre 2004
Retour au désert. Questionnant
les fondements de l'identité juive, l'italienne Laura Forti
s'impose en auteur majeur dans une splendide mise en scène de
Lukas Hemleb. Passant à quatre pattes sous la table, visitant le
dessous des chaises et celui du fauteuil, cette femme aux cheveux gris
qui s'agite avec frénésie, qui parcourt, pliée en
deux, son séjour en tous sens, avance dans la pénombre
comme une énigme en s'éclairant à la seule lueur
d'un bougeoir d'argent. Elle a les yeux rivés au sol, et on la
croit prise de soudaines bouffées délirantes lorsque, par
instants, elle projette sur les flammes des bougies l'invisible
récolte qu'elle glane entre les lattes de son parquet. Ce soir,
c'est pestas, la Pâque juive, le jour où il n'est pas
question de manger du pain au levain. Et dans cet appartement où
elle est recluse, c'est une mère fébrile qui, en
attendant sa famille, exécute en cachette le rituel de
purification de l'élimination des miettes. Il suffit à
Laura Forti de ces quelques instants de théâtre qui se
passent de la moindre parole pour tracer le portrait de cette
mère affolante qui, dans un délire proche de la
schizophrénie, n'a jamais eu de cesse, pour protéger ses
enfants, de les élever loin de la judéité.
R. S., Les Inrockuptibles 17 au 23 novembre 2004
“....Pessah,
meritato successo della stagione al Theatre de la Ville-Abesses. Il
testo di Laura Forti mette in scena una cena di famiglia (la madre, le
due figlie e il figlio) la sera della Pasqua ebraica. Senza
determinismi facili e sbrigativi, Laura Forti riesce a evocare il peso
dell’OLocausto non solo sulla prima generazione, ma sulla seconda
( esulla terza, perchè non vi è estraneo il malessere del
nipote assente). Con una scrittura quotidiana precisa, sicura, violenta
e tinteggiata di un umorismo rivelatore (perfettamente resa in francese
dalla traduzione di Caroline Chaniolleau), l’autrice fruga negli
animi umani per lasciarne scaturire la ricchezza.
Che cosa significa identità ebraica” di Carlotta Clerici, Hystrio anno XVIII n.1 2005
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