Laura FortiFirenze
  mano bianca





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www.lauraforti.it

Dopo la laurea in Lettere Moderne in Storia dello spettacolo (110 e lode) e tre anni di Accademia Nazionale d'Arte Drammatica "Silvio d'Amico" a Roma, dove ho studiato come attrice, inizio a scrivere per il teatro.
Ho vinto il Premio Betti nel 2001 con Pesach/Passaggio, pubblicato da Bulzoni, sono stata finalista due volte al Premio Enrico Maria Salerno, ho vinto il concorso le Storie del Novecento con il racconto "Dimmi" pubblicato da Moby Dick  e il Premio Festival Castello di Serravalle con il monologo "Nema problema".

I miei testi sono stati tutti pubblicati dalla rivista "Sipario" con la quale collaboro stabilmente.
E' tuttavia all'estero che ho trovato un canale di lavoro più continuativo e gratificante. Grazie alla mia agenzia "Kaiserverlag" di Vienna e ad una pubblicazione sulla storica rivista berlinese "Theater der Zeit" ho lavorato con importanti teatri tedeschi come il Theater Lubeck dove sono stata più volte rappresentata, lo Junges Theater di Gottingen, il Teatro di Luxembourg, il prestigioso Schauspielhaus di Zurigo e molti altri ancora. Contemporaneamente in Francia un mio testo "Pesach" è stato tradotto grazie alla Fondazione Antoine Vitez e prodotto a Parigi dal Theatre de la Ville con la regia di Lukas Hemleb con ottime recensioni. Attualmente sono in trattative con la casa editrice Actes Sud per pubblicare Pesach e Nema problema, un monologo sulla guerra serbo-croata (uscita prevista per il prossimo autunno).
Collaboro con la casa editrice Einaudi, per la quale ho tradotto dall'inglese due opere del drammaturgo George Tabori: "I Cannibali" (che ho anche realizzato come regista al teatro Metastasio di Prato nel 2002) e "Mein Kampf", scrivendo anche la prefazione a entrambe le edizioni.
Per "Stampa Alternativa" ho pubblicato nel 2001 "Joseph Pinetti, Divertimenti fisici. Storia di un Mago nel XVIII secolo" dove ho ricostruito la vita dell'illusionista Pinetti e ho tradotto dal francese il suo manuale di giochi. Il libro ha avuto buone recensioni (ne ricordo una molto carina di Stefano Bartezzaghi sul Venerdì di Repubblica).
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QUALCHE RECENSIONE al mio lavoro teatrale

Lukas Hemleb, regista di casa nei maggiori teatri europei, ha definito  così Laura Forti in un’intervista a L’Express di Parigi (1.11.2004)  “Ho scoperto Laura Forti tre anni fa. Il suo modo di scrivere e le sue tematiche  mi hanno affascinato subito. Una scrittura emancipata, che si è sbarazzata  di stilemi ormai diventati repertorio di routine in un gran numero di autori  contemporanei, in fatto di codici e rottura di codici, di decostruzione e  di ricostruzione. Questa autenticità, così rara oggi, mi ha subito affascinato”.
La scheda stampa del Theatre de la Ville la presenta come “dotata di umorismo,  di una vitalità truculenta, di curiosità e simpatia nei confronti dei suoi  personaggi, come del suo prossimo”.  La rivista Arche (novembre-dicembre 2004) definisce la sua drammaturgia “chiara  e forte, con personaggi che si esprimono con spontaneità”.

Flavia Foradini, Sipario

Il malato immaginario
Il nuovo dramma di Laura Forti parla di figli che si emancipano dai propri genitori: parla del confrontarsi con la morte, della paura dei sopravvissuti (…) Forti trasporta i sentimenti dei suoi personaggi dal tragico al comico, talvolta persino all’assurdo in modo assolutamente credibile (…) Ottimo il cast, soprattutto Horst Westphal, il Padre, che si muove in maniera impressionante fra la ribellione nei confronti della morte, il paternalismo arrogante, l’illusione, la condanna finale inflittagli dal proprio destino – sempre con la voce troppo alta di chi non vuole ascoltare (…)

Lübecker Nachrichten

La Perdita della Famiglia
 “senza pietà, la morte è insopportabile”. Il dramma di Laura Forti, presentato al Kammerspiele con ottima risposta del pubblico, gira intorno a questa frase… Laura Forti affronta il tema della morte e del dolore da diversi punti di vista. Lo fa dal punto di vista di un’italiana, che constata la fine della famiglia (…) e lo fa con un’eloquenza molto meridionale, dove le persone combattono con le parole, e le emozioni e le sensibilità si riversano nel linguaggio. E’ un teatro pieno di ogni sfaccettatura, dove convivono il tragico, il comico (…)

Lübecker Stadtzeitung

Au théâtre des Abbesses, Lukas Hemleb met en scène avec rigueur "pessah / Passage", une tragi-comédie politico-familiale de Laura Forti, à l'humour ravageur et lucide.
Jeu de massacre autour d'un gâteau et d'un chandelier à sept branches. Une mère, son fils, ses deux filles, réunis pour fêter...pour fêter quoi, d'ailleurs? L'anniversaire du petit-fils, Nino, ou pestas, la Pâque juive? Sur le vieux thème du repas de famille qui tourne au jeu de massacre, l'italienne Laura Forti a écrit une pièce remarquable, qui interroge avec une lucidité radicale et un humour ravageur les mécaniques en folie de la transmission et de l'identité dans le monde d'aujourd'hui - monde qui, soixante ans après, continue de souffrir, au plus intime comme au plus collectif de lui-même, de l'extermination des juifs pendant la seconde guerre mondiale.

 Patrick Sourd, Le Monde
samedi 20 novembre 2004


Retour au désert.
Questionnant les fondements de l'identité juive, l'italienne Laura Forti s'impose en auteur majeur dans une splendide mise en scène de Lukas Hemleb. Passant à quatre pattes sous la table, visitant le dessous des chaises et celui du fauteuil, cette femme aux cheveux gris qui s'agite avec frénésie, qui parcourt, pliée en deux, son séjour en tous sens, avance dans la pénombre comme une énigme en s'éclairant à la seule lueur d'un bougeoir d'argent. Elle a les yeux rivés au sol, et on la croit prise de soudaines bouffées délirantes lorsque, par instants, elle projette sur les flammes des bougies l'invisible récolte qu'elle glane entre les lattes de son parquet. Ce soir, c'est pestas, la Pâque juive, le jour où il n'est pas question de manger du pain au levain. Et dans cet appartement où elle est recluse, c'est une mère fébrile qui, en attendant sa famille, exécute en cachette le rituel de purification de l'élimination des miettes. Il suffit à Laura Forti de ces quelques instants de théâtre qui se passent de la moindre parole pour tracer le portrait de cette mère affolante qui, dans un délire proche de la schizophrénie, n'a jamais eu de cesse, pour protéger ses enfants, de les élever loin de la judéité.

R. S., Les Inrockuptibles
17 au 23 novembre 2004


“....Pessah, meritato successo della stagione al Theatre de la Ville-Abesses. Il testo di Laura Forti mette in scena una cena di famiglia (la madre, le due figlie e il figlio) la sera della Pasqua ebraica. Senza determinismi facili e sbrigativi, Laura Forti riesce a evocare il peso dell’OLocausto non solo sulla prima generazione, ma sulla seconda ( esulla terza, perchè non vi è estraneo il malessere del nipote assente). Con una scrittura quotidiana precisa, sicura, violenta e tinteggiata di un umorismo rivelatore (perfettamente resa in francese dalla traduzione di Caroline Chaniolleau), l’autrice fruga negli animi umani per lasciarne scaturire la ricchezza.

Che cosa significa identità ebraica” di Carlotta Clerici, Hystrio
anno XVIII n.1 2005